In un weekend in cui i principali campionati europei sono fermi per la sosta nazionali anche al Padova viene concesso un riposo forzato a causa del rinvio della gara contro l’Atalanta U23, che si sarebbe dovuta disputare domenica 17/11 alle 17:30 all’Euganeo, proprio per l’impegno di tre giocatori atalantini nelle rispettive nazionali. Un riposo che può aiutare il Padova a ricaricare le energie, ma che può anche danneggiare i biancoscudati che spezzano così il ritmo gara e che condensano il calendario concentrando tre partite in otto giorni.

Un riposo che permettere di mettere in ordine le idee e fare qualche bilancio di ciò che è successo fino ad adesso e farsi, anche, la fatidica domanda: dove può arrivare questo Padova?

E’ indubbio che il Padova sta compiendo un campionato fuori da ogni aspettativa: 12 vittorie e 2 pareggi, per un totale di 38 punti raccolti, sono un bottino che nessuno si sarebbe aspettato ad inizio campionato. Alla vigilia della competizione erano state indicate Vicenza e Triestina come le due squadre da battere con Padova, Feralpisalò e Lecco viste leggermente attardate. Ciò che stanno decretando i campi è leggermente differente: la Triestina è clamorosamente in ultima posizione in piena crisi di risultati, con già un esonero sulle spalle e un evidente problema di gestione societaria con il ruolo di direttore sportivo vacante e una fetta di dirigenza completamente assente. La Feralpisalò si presenta molto solida, con un buon ruolino di marcia, ma paga l’adattamento ad un campionato totalmente diverso dalla serie B. Il Lecco si è reso protagonista di un inizio abbastanza traballante tanto che è costato la panchina a Baldini a favore di Volpe. Il Vicenza dopo un avvio di campionato complicato dalla necessità di riadattare il centrocampo e da un gioco non del tutto convincente, ha iniziato a spingere sull’acceleratore mettendo una certa pressione al Padova e a tutte le altre squadre. Il Padova è partito inaspettatamente forte facendo incetta di successi convincenti, dimostrandosi prolifico, mettendo a tabellino diversi marcatori, subendo pochi goal grazie ad una difesa difficilmente superabile capace di reggere forti pressioni e mettendo in campo un gioco bello da vedere e soprattutto efficace. Aspetti che si pensava sarebbero emersi dopo qualche mese di lavoro e qualche partita di rodaggio, ma che Andreoletti ha saputo valorizzare sin da subito, lavorando con efficienza, determinazione, serietà e precisone. Merito va anche alla squadra: la rosa è composta in maggior numero dai giocatori della scorsa stagione cosa che aiuta l’inserimento dei nuovi innesti e i meccanismi della squadra che diventano automatismi. Un gruppo che si dimostra unito, volenteroso di lavorare, determinato, che comprende ciò che vuole e che trasmette il proprio allenatore, capace di motivare tutti gli interpreti e di non lasciare nessuno indietro, e che riesce ad andare avanti anche di fronte alle avversità (vedasi il caso Liguori). C’è da aggiungere anche l’aspetto della pressione che sta esercitando il Vicenza, con la serie di vittorie e prestazioni positive, di cui i giocatori padovani non sembrano risentire più di tanto visto che ogni domenica scendono in campo senza timore e con la voglia e la determinazione di conquistare la vittoria, ma senza farsi prendere dall’agitazione o dalla foga.

C’è da riconoscere pure la bravura di Mirabelli che ha saputo mantenere intatta l’ossatura della squadra: è riuscito a mantenere quei giocatori fondamentali, pilastri della squadra, che avevano ricevuto offerte da altre squadre, anche di categoria superiore. Si parla in particolar modo di Delli Carri e Bortolussi, i quali avevano diverse richieste, ma tutte rispedite al mittente. Sapientemente il direttore sportivo ex Milan ha inserito una punta di peso come Spagnoli e ha promosso Fortin come primo portiere dopo l’ottima stagione in prestino al Legnago. Ora il nodo che si dovrà sciogliere sarà quello dei rinnovi che, però, sembra che arriveranno entro fine anno per diversi giocatori. Inoltre è stato lungimirante a portare all’ombra del Santo mister Andreoletti che ha sempre difeso a spada tratta e a cui ha sempre dimostrato attestati di stima nonostante un clima generale di scetticismo e sfiducia.

Infatti, quest’estate, Mirabelli non ha lavorato in un clima certamente sereno, anzi l’atmosfera che si respirava attorno al biancoscudo era a dir poco elettrica soprattutto dopo il cocente finale di stagione, che ha visto l’esonero di Torrente a poche giornate dal termine della stagione regolare e l’uscita ai playoff nel doppio confronto con il Vicenza, che si è sommato alle precedenti deludenti stagioni. Un clima e una spaccatura che non si è ancora ricucita, ma che, anzi, è ancora ben presente e aperta: la frangia del tifo organizzato padovano non è intenzionata a far passi indietro rispetto alla decisione presa ad inizio stagione di non presenziare alle partite casalinghe ed è unita più che mai nel far sentire il proprio grido di protesta, principalmente, nei confronti del comune per la questione Euganeo e, in secondo luogo, della società che rimane immobile davanti a tale situazione.

L’Euganeo rappresenta il vero e proprio casus belli della spaccatura tra tifo-società e comune: uno stadio mal digerito sin dalla sua costruzione e diventato simbolo del malcontento, acuito ancor più dai lavori non ancora terminati della nuova curva. Uno stadio che non rappresenta i tifosi e che non trasuda e non permette di veicolare quella padovanità che è fulcro dell’identità patavina.

Una situazione infuocata che avrebbe potuto danneggiare la squadra che, invece, ha saputo fare scudo e chiudersi nella propria bolla senza farsi intaccare da niente e da nessuno, lavorando con costanza e dedizione ogni giorno di più. I numeri sono la prova dell’ottimo lavoro e dell’abnegazione di questi giocatori: il Padova non aveva mai compiuto un avvio di stagione così prolifico. Anche l’inizio della passata stagione era stato positivo, ma il Padova di Torrente aveva lasciato per strada qualche punto prezioso a causa di qualche pareggio di troppo. Quest’anno la musica sembra diversa: i padovani riescono ad avere successo anche nelle partite sporche e in quelle in cui è necessario soffrire. Questa tendenza, che possiede pure il Vicenza, dimostra il grande divario che vi è tra il Padova, il Vicenza e le altre squadre del girone A. Infatti il campionato, nonostante sia solamente alle sue battute iniziali, sembra una corsa a due tra le due eterne rivali Padova e Vicenza che si contenderanno il primo posto per tutta la stagione con un duello che sarà estenuante soprattutto a livello mentale.

Questo aspetto sarà fondamentale per il proseguo della stagione: nel corso della stagione, il Padova ha sempre accusato periodi di calo di rendimento, che l’anno scorso sono corrisposti con la sconfitta contro il Mantova e con la sconfitta contro la Giana Erminio nell’ultima parte della stagione. La squadra e Andreoletti dovranno essere bravi a gestire quest’aspetto, prevedendolo e cercando di limarlo il più possibile così da limitarne gli effetti.

In conclusione, Dove può arrivare questo Padova? Il campionato è lungo e pieno di insidie e ci sono ancora partite importanti da affrontare. Il Vicenza è in forma e non sembra voler mollare il colpo. Dal canto suo il Padova, di questo avvio di stagione, ha dimostrato di avere le qualità per fare un campionato di livello e il potenziale per arrivare fino in fondo al tanto agognato traguardo seguito ormai da diversi anni.

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